Articolo sulla testimonianza di Giuseppe Basilico

LA TESTIMONIANZA DI GIUSEPPE BASILICO – Articolo pubblicato su “Risveglio pentecostale”

1925 – 2014

Il fratello Giuseppe Basilico nacque il 31 maggio 1925 a Gissi (CH) da una famiglia di agricoltori che abitava in una piccola contrada chiamata Pianospedale. Spesso nella loro casa soggiornava un frate che si affezion  al piccolo Giuseppe, il quale lo accompagnava a visitare le famiglie del paese.

Uno zio che si era convertito al Vangelo, mentre lavorava nei campi, un giorno vide arrivare il giovane nipote con il frate. Giuseppe era certo di assistere a un dibattito in cui l’istruito frate avrebbe avuto la meglio sullo zio quasi analfabeta. Ben presto, con sua grande sorpresa, si rese conto che lo zio timido sapeva rispondere con la Parola di Dio.  Quando si salutarono lo zio raccomandò  al frate:

“leggete la Bibbia!”

Probabilmente fu in quell’occasione che il “fratello Peppino” sentì la parola “eternità” per la prima volta e, in seguito mentre guardava l’immensità del cielo, cominci  a pensarci; fu sconvolto quando comprese che l’eternità era senza fine e che tale sarebbe stata la sua sorte se fosse andato all’inferno. Decise così di diventare “santo” per sfuggire alle pene dell’inferno: si compr  un grande crocifisso che appese al collo, si riempì il portafoglio di santini e tutti i giorni, per tre volte, si appartava per pregarli tutti.

Prima di partire per il servizio militare Giuseppe si fidanz  con Giovina Marisi, una ragazza che frequentava la piccola chiesa evangelica di Gissi fondata nel 1910 da una sorella rientrata dall’America.  Al momento di partire, Giovina regalò  al fidanzato un Nuovo Testamento raccomandandogli di leggerlo quando aveva tempo. Giuseppe iniziò  a leggere regolarmente le pagine del Vangelo durante i turni notturni di guardia ai cavalli. Una notte fu colpito da forti dolori addominali, si contorceva dal dolore ma sentì una voce che diceva: “tu leggi come se fosse un romanzo, ma essa è la Mia Parola!”

Sconvolto da quell’esperienza, Giuseppe chiese perdono al Signore dicendo: “Signore, se tu mi guarisci ora, io ti servirò  per sempre”. In quell’istante il dolore scomparve e la pace di Dio inondò il suo cuore. La sua vita cambiò  all’improvviso, già dal mattino seguente cominciò  a parlare di Gesù a chiunque incontrava e ha continuato a farlo fino all’ultimo giorno della sua vita.

  Tornato alla vita civile, cominciò  a frequentare la chiesa evangelica insieme alla giovane moglie, fece il battesimo in acqua e qualche tempo dopo il Signore lo battezzò  nello Spirito Santo. In quel periodo, attraverso un grave lutto familiare, il Signore parlò  anche ai suoi fratelli che, insieme alle loro famiglie, diedero la loro vita a Cristo; soltanto la mamma continuò  a seguire la religione ufficiale.

Il desiderio più grande del fratello Peppino era di evangelizzare: parlava sempre di Gesù a vicini, parenti e amici dei paesi che riusciva a raggiungere a piedi.  Non avendo, per spostarsi, mezzi di locomozione disponibili, il suo raggio d’azione era limitato. Alla fine degli anni 50, un gruppo di missionari mennoniti americani venne per evangelizzare l’Abruzzo: fecero il giro dei paesi con un camion che era stato adattato per tenere culti all’aperto. Alcune persone risposero all’appello per la salvezza in Cristo Gesù e in quei paesi furono aperti dei locali di culto. Questi missionari avevano bisogno che qualcuno del posto potesse occuparsi di questi gruppi; cercarono chi potesse svolgere tale compito e chiesero al fratello Giuseppe Basilico che accettò  l’incarico con gioia, vedendo in questa proposta la risposta del Signore alle sue preghiere. L’unica condizione che present  era soltanto di poter predicare tutto l’Evangelo. Lui raccontava: “Un responsabile missionario, Elio Milazzo, mi disse: ‘allora vuoi andare a svolgere questa attività missionaria?’ Io risposi: ‘sì, a condizione che non mi imponiate dottrine diverse dalla mia; io sono pentecostale e tale rimarrò”.  Questi fratelli furono contenti della sua disponibilità e gli offrirono un sostegno finanziario che, però, lui non accettò. Si limitò a far notare che era senza mezzi di trasporto, così gli fu provveduta una motocicletta;  finalmente si realizzò  il suo grande desiderio di evangelizzare i paesi vicini.

Il fratello Elio Milazzo, appresa la notizia del funerale del fratello Peppino il 3 agosto 2014, ricorda la sua permanenza in Abruzzo e, in una toccante lettera da Firenze, scrive alla famiglia: “credo che il merito di avere amato voi e la gente dei vostri luoghi debba essere attribuito soprattutto a Giuseppe Basilico, perché fu la sua sincera e spontanea passione di evangelizzare la gente dei vostri luoghi che suscit  anche in me la medesima passione”.

Nonostante la stanchezza dovuta al duro lavoro in campagna, il fratello Peppino ha continuato a visitare le anime desiderose di ascoltare il Vangelo senza scoraggiarsi. Fin quando “le porte sono rimaste aperte”, si è occupato delle comunità di Scerni, Casalanguida, San Buono, Carpineto Sinello, Palmoli, Liscia e Tratturo. L’opera di Dio fu potentemente manifesta attraverso miracoli e battesimi di Spirito Santo in mezzo a questi gruppi, molti fedeli si aggregarono successivamente alla comunità di Gissi.

Giuseppe raccontava: “Cominciai a tenere, oltre ai culti a Scerni e Carpineto la domenica pomeriggio e la domenica sera, dei culti in una contrada di Gissi il sabato sera e pian piano il Signore mi mise nel cuore di iniziare a fare, anche qui a Gissi, la Scuola Domenicale. Ne parlai con il pastore di allora fratello Finamore, e lui mi rispose: ‘fratello Peppino, non ce ne stanno di bambini in chiesa!’ Infatti ce n’erano solo 5, ma io insistetti dicendo: inizio con questi bambini che ho! E, per grazia del Signore, dopo venti giorni di Scuola Domenicale si contavano già 22 bambini”. Ancora oggi, il fratello Peppino è ricordato per aver portato per anni dei ragazzi del paese alla Scuola Domenicale. Quei ragazzi lo rimpiangono con affetto.

In quegli anni il Signore fece un miracolo grandissimo proprio nella sua casa: sua madre, per anni cattolica, si convertì all’Evangelo. In seguito alle sue continue preghiere, quando forse non si aspettava più di vederla convertita, una domenica mattina le sentì dire: “aspettatemi, oggi anche io vengo in chiesa con voi”. E da allora è stata sempre una credente fedele.

Quando l’anziano pastore si ammal , la chiesa di Gissi elesse unanimemente il fratello Basilico come nuovo conduttore. Così, non potendo allontanarsi spesso dalla comunità che vedeva tanti nuovi convertiti, form  un gruppo che continuasse l’attività evangelistica.

Egli raccontava: “quando la chiesa mi elesse pastore, avevamo come locale di culto solo una piccola stanza e il Signore mi mise in cuore di comprare un locale più grande. (…) Alla realizzazione, quando acquistammo questo ex cinema, potevo dire che tutto questo è stato solo per grazia del Signore”.

I ragazzi dell’epoca ricordano che, quando il fratello Peppino andava ad aiutare la loro famiglia nei lavori dei campi, anche loro erano più contenti di andare al lavoro in campagna perché il fratello raccontava tanti episodi di quello che il Signore faceva.

Nel 1990, a 65 anni, Giuseppe Basilico preferì lasciare la cura pastorale ad un nuovo pastore, perché voleva avere più tempo per dedicarsi al lavoro che più amava: l’evangelizzazione. I pastori che si sono susseguiti dopo di lui hanno ricevuto i suoi consigli, esempi e incoraggiamenti.

Il fratello Giuseppe Basilico, conosciuto da tutti in paese come “il fratello Peppino”, è stato pastore per 30 anni della comunità di Gissi. Tutti lo ricordano come fratello amabile, socievole, risoluto, sempre pronto a incoraggiare, consolare, esortare e edificare con le sue parole e con il suo esempio, disponibile e generoso verso tutti, anche nell’aiutare chi aveva bisogno nei lavori dei campi, a volte regalava piantine da coltivare, ortaggi, ecc.

Ovunque si trovasse, cercava sempre di dare una parola buona o un verso biblico; alla fine dell’anno distribuiva con gioia dei calendari cristiani. È stato presente alle riunioni di evangelizzazione fino a qualche giorno prima che il Signore lo chiamasse.

Il suo funerale è stato “una grande evangelizzazione”: erano presenti moltissimi parenti, fratelli, amici, compaesani e perfino alcune persone dei paesi vicini che lo ricordavano quando andava a portare il messaggio del Vangelo con la sua moto. In quest’occasione la Parola, predicata dal fratello Fragnito, è stata di grande incoraggiamento, riguardava Proverbi 10:7, la memoria del giusto è in benedizione.

 Il compianto fratello Peppino ci lascia un buon esempio di consacrazione e vita di preghiera.

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